2000 a.C.: distruzione atomica

Originale del 1979, edizione SugarCo
70,00€
Q.tà:
2000 a.C.: distruzione atomica
La misteriosa scomparsa di una città titanica nella Valle dell'Indo.
Rarissima prima edizione.
David W. Davenport
Ettore Vincenti

Milano, SugarCo (1 gennaio 1979)
236 pagine



È possibile che alcuni antichissimi testi indiani, scritti decine di secoli fa in lingua sanscrita per celebrare le gesta degli Ariani, non siano pura e semplice tradizione mitologica, come vuole la scienza ufficiale, ma la fedele testimonianza di grandi avvenimenti realmente accaduti?

Un testo sui misteri dell'antica India che rilegge in chiave protostorica le origine dell'umanità in cui si esplicitano visite di esseri provenienti dal cielo su "carri volanti" denominati "vimana", esseri successivamente divinizzati dagli antichi.
Al di là di quanto affermato da un Peter Kolosimo prima e da un Erich Von Daniken poi, era questa la prospettiva accettata dallo studioso inglese e coautore del testo David William Davenport (tragicamente venuto meno non ancora 35enne per un male incurabile), nato in India ed esperto di lingue orientali.
Secondo Davenport, Mohenjo-Daro, l’antica città della valle dell’Indo, sarebbe stata distrutta da un’esplosione di tipo atomico; e le testimonianze di quanto asserisce si troverebbero negli antichi testi sanscriti.
Davenport e il giornalista Ettore Vincenti (anch’egli poi immaturamente scomparso), coautori di questo libro portano a sostegno delle loro affermazioni le analisi compiute da una équipe dell’Università di Roma su alcuni frammenti calcinati e fusi di vasi e di mattoni e su pezzi di bracciali contorti e vetrificati, trovati tutti nell’antica città indiana (oggi geograficamente nel Pakistan).
I risultati delle analisi, condotte dal prof. Bruno Di Sabatino, incaricato di vulcanologia all’istituto di mineralogia e petrografia e dai professori Amleto Flamini e dal dottor Giampaolo Ciriaco, indicano che i reperti sono stati sottoposti a temperature superiori ai 1500 gradi, ed in tempi brevissimi.
Secondo gli esperti l’enorme fonte di calore che ha agito sui materiali ritrovati, non si può attribuire a fenomeni naturali: un vulcano avrebbe reso la materia esaminata più compatta, un meteorite presenterebbe una composizione chimica diversa da quella analizzata, un terremoto avrebbe scomposto le falde acquifere e gli stati geologici della zona.
In merito a questa ultima considerazione, le fotografie scattate a Mohenjo-Daro dimostrerebbero che tutto è rimasto al suo posto, compresi i pozzi d’acqua tuttora funzionanti, escludendo quindi, l’ipotesi di un terremoto.
"Sono partito - dice Davenport - dall’esame degli antichi libri indiani, scritti in sanscrito, che descrivono la storia di tremila anni fa e degli ariani invasori della valle del Pakistan. Dalle descrizioni dei libri sono risalito alla geografia attuale delle località, identificando le zone corrispondenti moderne". Una rarità per tutti coloro che amano questo ambito di studi.

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