Induismo e Buddismo

di Ananda K. Coomaraswamy
10,00€
Q.tà:
Induismo e Buddismo
Ananda K. Coomaraswamy
pagine 72
ISBN - 9788899303853


Il brahmanesimo, o induismo, non è soltanto la più antica delle religioni dei misteri, o piuttosto la più antica delle discipline metafisiche di cui si possegga una conoscenza completa e precisa tratta da fonti scritte e, per quel che riguarda gli ultimi due millenni, da documenti iconografici; ma è anche forse la sola che sopravvive grazie a una tradizione intatta, attualmente vissuta e compresa da milioni di uomini, semplici contadini o persone istruite, tutti perfettamente in grado di esporre la loro fede sia in una lingua europea sia nel loro proprio idioma. Anche se gli antichi testi e altri più recenti, nonché le pratiche rituali dell’induismo, sono stati studiati dagli eruditi europei da più di un secolo, non esagereremo di certo dicendo che una fedele descrizione dell’induismo costituirebbe una categorica smentita a gran parte delle affermazioni di questi studiosi o di quegli indù formati al pensiero moderno, scettico ed evoluzionista.Si scoprirà, così, che la dottrina esposta nei Veda non è né panteista né politeista, e nemmeno una sorta di culto delle potenze della natura, se non nel senso che la “natura naturans est Deus”, e che queste potenze sono i nomi degli atti divini; che il karma non è il “fato” se non nel senso ortodosso di “carattere” e di destino inerenti alle creature, i quali, se intesi correttamente, determinano la loro vocazione; che maya non è tanto l’“Illusione” ma piuttosto la “misura” materna e il necessario “mezzo” della manifestazione di un mondo quantitativo, e in questo senso “materiale”, di apparenze, da cui possiamo essere illuminati o ingannati secondo il grado della nostra maturità; che la corrente nozione di “reincarnazione”, intesa come una rinascita su questa terra da parte di individui defunti, rappresenta un errore di comprensione delle dottrine riguardanti l’eredità degli elementi psichici, la trasmigrazione e la rigenerazione; inoltre, i sei darshana della filosofia sanscrita posteriore ai Veda non sono altrettanti “sistemi” che si escludono reciprocamente, ma, come significa il loro stesso nome, un insieme di “punti di vista” che non sono tra loro in contraddizione più di quanto non lo siano, per esempio, la botanica e la matematica. Si constaterà pure l’inesistenza, nell’induismo, di qualcosa di peculiare e di esclusivo, a parte il colore locale e gli adattamenti di ordine sociale che si rendono necessari nella dimensione terrena, dove nulla può essere conosciuto se non nelle forme tipiche del conoscente.

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